venerdì 28 ottobre 2011

HP CI RIPENSA E NON VENDE PIU' LA DIVISIONE PC

HP non venderà la divisione Pc. La decisione, annunciata lo scorso agosto, è stata valutata come troppo dispendiosa e senza valore aggiunto, secondo il parere della CEO Meg Whitman citato dalle agenzie di stampa. Secondo gli analisti infatti vendere la divisione Pc non consentirebbe più alla società di Palo Alto di approfittare delle economie di scala ormai createsi nella supply chain e nel rami IT. I vertici aziendali hanno anche reso noto che per i tablet Hp verrà usato il sistema operativo di Microsoft  e non di Apple.

APPLE IPHONE 4S PROBLEMI CON LA DURATA DELLA BATTERIA

Il THE GUARDIAN riporta che alcuni possessori di Apple IPhone 4S sono stati contattati dal supporto della Apple per risolvere il problema della durata della batteria.
Sembra, sempre secondo questi clienti, che la batteria si scarichi di un 10% ogni ora di stand-by, più generalmente, pare, che la durata media della carica del nuovo Iphone 4S sia di 250 ore in stand-by contro le precedenti 300 del vecchio modello.

Il problema potrebbe essere causato da alcuni contatti difettosi della batteria o di qualche ciclo di funzionamento in bcakground ancora non noto agli ingegneri della Apple, che stanno studiando il problema.
Hanno anche provato a settare un apparecchio senzpa Apps ma il risultato non è cambiato.

Il link del THE GUARDIAN: http://www.guardian.co.uk/technology/2011/oct/28/iphone-4s-battery-apple-engineers

giovedì 27 ottobre 2011

ASSEGNATO A COOP IL PREMIO INTERNAZIONALE GOOD CHICKEN


“Dopo il Premio Good Egg vinto un anno fa per la decisione di vendere solo uova provenienti da allevamenti a terra, all’aperto e biologici coinvolgendo su questa scelta tutti i nostri fornitori, ora viene riconosciuto il nostro impegno per assicurare ai polli a marchio Coop standard adeguati di benessere. E’ per noi un impegno che parte da lontano. Il primo Disciplinare è del 2007”.

Dopo le uova (da un anno sugli scaffali degli oltre 1400 punti vendita Coop si trovano solo uova di galline allevate a terra, all’aperto e biologiche), è la volta delle galline. O meglio del pollo. Ad essere premiati questa volta sono i metodi di allevamento delle carni avicole a marchio Coop. Al “Good Egg”, riconoscimento assegnato appena un anno fa, si aggiunge ora il “Good Chicken”. Giovedì 20 ottobre a Parigi Coop Italia riceverà il riconoscimento assegnato da “Compassion in World Farming”, la maggiore organizzazione internazionale per il benessere degli animali da allevamento.  Coop è la prima catena della grande distribuzione italiana ad ottenere un simile riconoscimento e ne andiamo orgogliosi –sottolinea Vincenzo Tassinari, Presidente del Consiglio di Gestione di Coop Italia.
Ad essere premiato è un impegno che data da lontano. Coop, da tempo è attenta alle esigenze dei consumatori sempre più sensibili all’eticità delle produzioni e considera il tema del benessere animale un importante valore, che si colloca perfettamente nelle nostre politiche a garanzia di qualità, sicurezza e rispetto dell’ambiente.

Già dal 2007 Coop ha coinvolto i propri Fornitori in un progetto di miglioramento delle condizioni di benessere nell’allevamento degli animali da reddito, lanciando il proprio codice etico (dichiarazione di politica aziendale) in tema di benessere animale e i primi disciplinari di produzione, messi a punto coinvolgendo il mondo scientifico e della ricerca, contenenti i requisiti migliorativi e i relativi indicatori in tema di ambienti e strutture di allevamento, densità dei capi e arricchimento ambientale.
 “A Coop Italia va tutto il nostro plauso per la decisione storica di impegnarsi per il miglioramento delle condizioni di vita di quasi 30 milioni di polli ogni anno” dichiara Annamaria Pisapia, Food Business Manager per l’Italia di Compassion in World Farming “si tratta di una decisione che pone Coop ancora una volta all’avanguardia sul tema del benessere animale non solo in Italia, ma anche in Europa”.

ISTAT: AUMENTI DEI PREZZI OLTRE L' INFLAZIONE

I prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza dalle famiglie italiane registrano aumenti che non hanno alcuna giustificazione. Adusbef e Federconsumatori commentano così i dati presentati oggi dal presidente dell'Istat, Enrico Giovannini. A settembre l'inflazione su alcune componenti di spesa corrente delle famiglie italiane è stata del 3,7%, di molto superiore, quindi, al dato medio di settembre (pari al 3%).

"Questi andamenti - ha spiegato Giovannini - sono in gran parte determinati dalla forte crescita dei prezzi dei carburanti (19,2% per il gasolio e 16,3% per la benzina verde), mentre i prezzi dei prodotti alimentari mostrano dinamiche più contenute, sebbene sensibilmente differenziate al loro interno". Il Presidente dell'Istat ha segnalato anche gli incrementi elevati di alcune tariffe connesse all'abitazione (9,4% per l'acqua potabile, 4,8% per la raccolta rifiuti, 6,4% per la raccolta delle acque di scarico), e delle tariffe energetiche (4,7% per l'energia elettrica e 7,6% per il gas), che hanno determinato un incremento tendenziale dei prezzi dei prodotti relativi all'abitazione del 5,2%. Aumenti fuori misura anche per i trasporti: +9,4% per i trasporti ferroviari, +10,4% per i trasporti aerei e +49,7% per quelli marittimi. Anche i prezzi dei servizi assicurativi sui mezzi di trasporto continuano a mostrare una dinamica inflazionistica elevata pari al 5,4%.

Federconsumatori e Adusbef non comprendono come di fronte ad una caduta dei consumi il mercato reagisca con impennate inaccettabili di prezzi e tariffe. "Dietro ci sono motivazioni e comportamenti speculativi a cui bisognerebbe, in un Paese normale, dare ferme e forti risposte - dichiarano i due Presidenti Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti - Oltretutto le percentuali denunciate dall'Istat sono per noi sottostimate, infatti l'inflazione generale si sta attestando verso il 4% mentre il dato oggi denunciato dall'Istat per noi si sta situando pericolosamente sul 4,6-4,7% con ricadute di perdita di acquisto per una famiglia di 1410 euro annui. Tutto ciò inoltre, si aggiunge alle ricadute economiche che le varie manovre finanziarie comporteranno alle stesse, con ricadute negative sia aumentandone il malessere ma comportando ulteriori riduzioni alla produzione industriale e dei servizi del Paese con grave nocumento all'economia tutta".

lunedì 24 ottobre 2011

BAROMETRO FURTI NEI SUPERMERCATI, AUMENTO DEL 7%

I furti nei negozi sono aumentati. È un fenomeno mondiale: il taccheggio, le frodi da parte di dipendenti e fornitori, la criminalità organizzata e gli errori amministrativi nel 2011 hanno avuto un costo per il retail di 88,878 miliardi di euro, equivalente all' 1,45% delle vendite a livello globale. . La percentuale globale di differenza inventariali (le perdite causate da furti di clienti e dipendenti ma anche da errori amministrativi) ha subito un aumento del 6,6%, il più alto incremento mai registrato a partire dal 2007. In Italia, le perdite hanno raggiunto un valore di circa 3,5 miliardi di euro, cifra che rappresenta l'1,37% del fatturato del settore.

Rispetto al 2010, l'aumento è pari al 7%, superiore a quello delle medie europee e mondiali. È quanto afferma l'edizione 2011 del Barometro Mondiale dei Furti nel Retail, indagine indipendente sul numero e la tipologia di furti commessi all'interno dei punti vendita e della Grande Distribuzione, condotta dal Centre for Retail Research e patrocinata da Checkpoint Systems.
In Italia sono aumentati i furti commessi da parte dei clienti. Sono il 52,7% i taccheggi a opera di bande organizzate o di ladri non professionisti (a fronte del 52% nel 2010), un valore più alto rispetto alle medie europee e mondiali. Anche i furti ad opera dei dipendenti sono aumentati, passando dal 25% del 2010 al 25,9% di quest'anno. I furti costano ogni anno alle famiglie italiane 175 euro, circa 12 euro in più rispetto al 2010.

La classifica dei prodotti più rubati segue un andamento che è simile in Italia come nel resto del mondo e vede al primo posto gli accessori di lusso, seguiti dai prodotti hi tech (mp3, consolle, giochi) e da profumi e articoli di cosmesi. Al quarto posto si piazza l'abbigliamento. Al quinto, i gioielli. Segue poi il furto di cibo fresco, quali formaggi e carne. Ancora: prodotti per l'ufficio e articoli per il fai da te.
Spiega la ricerca: "Per ciò che concerne le tipologie di mercati maggiormente colpiti dai furti a livello globale, alcune delle percentuali medie più alte sono state rilevate nel settore moda e accessori (1,87%), seguito dal comparto Health & Beauty (1,79%). Tra i prodotti che hanno subito i maggiori incrementi rispetto al 2010 ci sono gli articoli per la cosmesi come mascara, eyeliner e ombretto, aumentati del 30% a livello globale, e l'abbigliamento da esterno, cresciuto del 15,3%"